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MAVVAFFANMANTRA

MAVVAFFANMANTRA
Le tre chiavi di accesso al Nirvana

 

INTRODUZIONE

Tutte le volte che nella mia vita ho creato qualcosa, la sensazione più evidente che nasce nel mio animo è la sorpresa; poi viene la gratitudine. La sorpresa dipende dal fatto che sono il primo spettatore di qualcosa che non esisteva prima e della quale ti viene da chiederti: “E da dove è uscito tutto questo?”. Il grande privilegio dell’artista è che ha la possibilità di rendere manifesto qualcosa che sta nascosto dentro di lui a sua insaputa. La gratitudine invece è determinata dalla immensa gioia che mi provoca il rendermi conto che l’esistenza è stata così carina da scegliere me per cantare una delle sue infinite canzoni. Mavvaffanmantra, anche se puó sembrare un libro che usa il pretesto di un argomento alla moda per raccontare barzellette, è un libro di autentica ricerca spirituale. Però non vi preoccupate, perché leggendolo non vi troverete nemmeno di fronte all’ennesima esposizione di una nuova esotica filosofia, o di un nuovo eccentrico sistema di pensiero o di una nuova e strampalata religione. Dio ce ne scampi e liberi. Il proposito di questo libro è infatti proprio l’opposto: liberare il lettore dal peso di tutte le filosofie, le morali, e le religioni che generalmente affardellano la nostra capacità di rimanere puri e innocenti di fronte alle cose della vita, impedendoci di rispondere alla realtà per quello che é usando la nostra propria intelligenza e non idee prese in prestito da altri.

Nella prima parte, il libro vuole essere una satira social-spirituale. Tra chi l’ha già letto c’è chi sostiene che a volte sia così irriverente da rischiare di risultare crudele per chi è più affezionato alle tradizioni. Mi scuso anticipatamente con loro ma non ho potuto tenere a freno il mio gusto per la provocazione e per le sfide. Sia ben chiaro, non voglio offendere nessuno, ma dato che per me l’offesa più grande nei confronti dell’intelligenza di una persona è quella di proteggerla dalla sua propria suscettibilità, essere dissacrante è stata la mia poco ortodossa formula per dichiarare la stima che ho nei confronti dell’intelligenza di tutti gli esseri umani e quindi di tutti i lettori.

La seconda parte del libro è quella più specificatamente dedicata a un percorso di liberazione dello spirito, e alla meditazione, anche se in tutto il libro la nomino una sola volta. In Mavvaffanmantra cerco infatti di parlare in maniera scherzosa o addirittura comica di un argomento di cui generalmente si ragiona in maniera seria. Ho fatto tesoro di tre espressioni popolari, proprie di quasi tutte le lingue e i dialetti, e le ho elevate al rango di mantra, creando un cammino “garantito” per giungere al Risveglio della coscienza.

È per questo che rivolgo questo libro principalmente alle persone spirituali, di qualsiasi credo esse siano. C’è chi troverà strane queste parole, perché nel libro metto alla berlina senza pietà i luoghi comuni più diffusi di tante religioni, ma so che le persone autenticamente religiose sapranno apprezzare lo humor e la leggerezza con cui sposto il fuoco dell’attenzione dalle comuni credenze a una autentica ricerca de la verità. Due cose che, dal mio punto di vista, sono profondamente inconciliabili. Riconosco nel senso dello humor un inequivocabile segno dell’intelligenza che brilla nelle persone capaci di non prendersi troppo sul serio e che sono in grado di rendersi conto del mistero e dell’ironia della vita. Se invece questo libro capiterà nelle mani di gente troppo seria e che si sentirà offesa dalle mie parole, mi dispiace molto per loro. Ma non disperate! La serietà, come quasi tutte le malattie, passa.

In Mavvaffanmantra troverete spesso nominato il nome di Dio, e sempre invano, nel senso che non do a questa parola il significato che le riconosce la maggior parte delle religioni. Utilizzo infatti la parola Dio in forma poetica, quando voglio indicare qualcosa che non si può capire, qualcosa che appartiene al mistero di cui tutti siamo parte ma che nessuno può definire, qualcosa… che non si può davvero nominare invano. Quando invece voglio parlare di Dio nella sua accezione antropomorfica così come viene inculcato nell’immaginario dei bambini, faccio ricorso a un vezzeggiativo proprio delle lingue latinoamericane e lo chiamo affettuosamente “Diosito”. Fra le tante cose che mi hanno affascinato del paese dove vivo, il Messico, c’è l’uso indiscriminato del diminutivo usato in maniera tenera e amichevole per qualsiasi persona, animale, cosa… e addirittura per Dio! E Diosito in Mavvaffanmantra prende i connotati di un bonario e ingenuo personaggio dei cartoni animati. Spero che non si offenda nessuno.

L’altra cosa che forse è importante sapere prima di immergersi nella lettura, è che vi imbatterete in un personaggio, una specie di Virgilio, che mi accompagna e ispira nel viaggio alla ricerca di noi stessi in cui guido i lettori. É un misto di vari “saggi” metropolitani che ho conosciuto nei dilatati tempi diurni, ma soprattutto notturni, della mia accidentata vita, a cui ho dato il nome di Peppino Cocozza. È un personaggio che grazie al suo essere border-line, ha il dono di non essere prigioniero di schemi di pensiero tradizionali e che quindi è libero di far risuonare con la sua sgangheratissima e colorita dialettica note di verità universali, ed è per questo che lo troverete come un infiltrato nella comitiva di Gesù, Buddha, Lao Tzu, Socrate, Bodhidarma… come uno che, allungando il collo, si infila in una fotografia di famiglia dove non c’entra niente.

Ho scritto questo libro in spagnolo per il mercato messicano, che mi onorato comprando più di 150.000 copie, e poi l’ho tradotto in italiano. Lo so che è un modo di procedere al contrario, però era inevitabile che, dopo aver vissuto per dieci anni in Messico dando conferenze sopra la meditazione, mi trovassi fra le mani un materiale che non poteva che essere espresso che nella lingua in cui era nato.

Per finire, sento la necessità di menzionare colui che, oltre a essere il faro che ha illuminato e illumina il mio cammino alla ricerca della “verità”, è anche il vero ispiratore di questo libro. Mi riferisco a Osho. Sono trent’anni che lo ascolto, lo leggo, lo mastico, lo digerisco e lo assimilo al punto tale che spesso non so più dove finisce lui e dove comincio io, realizzando quella fusione misteriosa fra maestro e discepolo che hanno esperimentato tutti i mistici di tutti i tempi… E con questa bella considerazione alla Peppino Cocozza, vi lascio alla lettura.