/UN’ILLUSIONE PER “CRETINI”

UN’ILLUSIONE PER “CRETINI”

Ciò che generalmente definiamo come «realtà» sarebbe meglio chiamarla «allucinazione». In effetti, la «realtà» è il risultato di una combinazione tra uno stimolo sensoriale e il modo in cui lo interpretiamo. La nostra interpretazione a sua volta è una combinazione delle nostre esperienze passate (diverse per ciascuno di noi), delle nostre credenze (diverse da un luogo all’altro) e delle nostre aspettative sul futuro. Ne consegue che ciò che generalmente consideriamo “realtà”, di fatto, è un fenomeno soggettivo che ognuno vede a modo suo. In altre parole: ognuno vede ciò che vuole vedere.

Quindi sorge la domanda: che cos’è la realtà?

 

Se ci limitiamo a percepirla per quello che è, ossia un fenomeno fugace e soggettivo, non ci sarà molto da dire a riguardo: appena appare scompare in un eterno panta rei. Se invece cominciamo a considerare la realtà in termini concettuali, dato che ognuno la vede come vuole, sarà inevitabile esaurirsi in discussioni e litigi senza fine, in cui ognuno dei contendenti pretenderà di possederne la visione corretta.

Ognuna delle due fazioni si sforzerà invano di convincere gli altri riguardo la giustezza delle proprie ragioni, ma non ottenendo risultati finirà con l’etichettare come “cretini” quelli dell’altra fazione. A questo punto però si realizza una specie di magia di cui nessuno si rende conto: anche se dissentono su ogni cosa le due fazioni si fondono magicamente nell’unico elemento che le accomuna indissolubilmente: la cretinaggine. Essendo “cretini” gli uni agli occhi degli altri, per logica dovrebbero andare d’accordo e non litigar più appartenendo entrambi all’unica e universale fazione: “i cretini”.

Certamente, trovarsi tutti d’accordo ma tutti “cretini”, non è una bella soddisfazione, e riconoscere la cretinaggine come unico elemento universale che unisce equanimemente tutta l’umanità, dal punto di vista evolutivo non è un gran risultato.

Tuttavia, cambiando leggermente l’angolo della questione, potremmo guadagnare una posizione un po’ meno imbarazzante nel quadro evolutivo. Infatti, se invece di cercare di imporre vicendevolmente la propria visione della realtà a quei “cretini” degli altri si cercasse di provare a capire le loro ragioni, ogni fazione non potrebbe evitare di apprezzare l’atteggiamento intelligente della fazione opposta e, anche rimanendo ognuno con le proprie opinioni, potrebbero almeno incontrarsi nella caratteristica che li accomuna: l’intelligenza. Praticamente, dal punto di vista logico, il risultato sarebbe lo stesso di prima, con la sola differenza che, invece di andare d’accordo e sentirsi tutti “cretini”, andrebbero d’accordo sentendosi tutti “intelligenti”… o forse sarebbe meglio dire “più intelligenti”… o “meno cretini”.

 

Per raggiungere il picco dell’intelligenza non ci si può accontentare dell’interpretazione “filosofica” di un fenomeno illusorio come la realtà, è necessario l’occhio mistico capace di vedere la realtà per quello che è, ossia un fenomeno momentaneo e soggettivo, così come abbiamo già menzionato.

Quando due filosofi s’incontrano hanno molto di cui parlare, discutere, differire o concordare, è un tripudio di “intelligenza” capace di raccogliere la folla e intrattenere il pubblico per secoli. Quando s’incontrano due mistici, invece, è una noia tremenda: non hanno nulla da dirsi; ridono come due scimuniti, si raccontano barzellette, si abbracciano di quando in quando o si commuovono, e mentre il grosso della folla li abbandona in cerca di argomenti “intelligenti”, alcuni, pochi, rimangono silenziosamente fulminati da ciò che non può essere espresso a parole e che è uguale per tutti gli esseri umani.