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MAVAFFANGURU

MAVAFFANGURU
Guida Spirituale per Mistici senza Dio

di Prem Dayal

SINOSSI
Mavvaffanguru, fra il serio e il faceto, indica un autentico percorso per la liberazione dello spirito.
Scrollandosi di dosso le facce serie e l’odore di muffa che a volte affliggono i lettori di testi sul
risveglio della coscienza, Mavvaffanguru provoca le tradizioni nazionali e religiose di qualsiasi
parte del mondo, danzando fra la secchezza del trattato, il calore della narrativa, la corrosività di un
articolo giornalistico e la delicatezza della poesia.
Senza dimenticarsi di ironizzare anche sulle nuove, e spesso estreme, tendenze della nuova
spiritualità che si incontrano sotto il grande cappello chiamato New Age, paragonandosi
scherzosamente ai grandi visionari di questa epoca, l’autore sostiene di essere anche lui uno di
questi esseri speciali che canalizzano messaggi di verità provenienti da entità di altre dimensioni.
Non un coglione qualunque! – insomma – ma un coglione speciale!. Non si creda, però, che
l’autore canalizzi entità del rilievo come un mistico del passato o un visionario dell’antico
testamento! No: lui canalizza Peppino Cocozza; un personaggio fantasioso che incarna la
“saggezza” paradossale e borderline di un outsider abituato a vivere alla giornata. Lungo il libro lo
troveremo a regalarci “grandi rivelazioni” mentre é sempre e irrimediabilmente occupato in attività
insignificanti.
Il libro é diviso in due parti: la Malattia e la Medicina.
La prima, “la Malattia”, é una satira socio-spirituale che provoca le comuni credenze e analizza
i motivi per cui l’umanità è così sconsolatamente ammalata di egoismo, violenza, frustrazione e da
un generale senso d’impotenza. Nella sua originale analisi, Peppino Cocozza, individua la
responsabilità di questo generale fallimento, non nella natura umana, ma in quegli alchimisti al
contrario (famiglia, scuola educazione religiosa) capaci di prendere dei bambini fiduciosi, amorosi,
puri, nobili, integri e rilassati, e trasformarli in nevrotici, pervertiti, insani, sadici, timidi, ipocriti e
bugiardi, avvelenati da sensi di colpa, ambizione, gelosia, invidia, avidità e violenza”.
Questa prima parte è a sua volta suddivisa in tre sezioni: la Genesi, che individua le origini della
malattia; la Catabasi, le conseguenze della malattia nel mondo esteriore; la Anabasi, le implicazioni
di questa malattia nello sviluppo della coscienza, nel mondo interiore.
Nella seconda parte, “La Medicina”, la strampalata saggezza di Peppino Cocozza rivela il modo
in cui l’umanità può sfuggire alle grinfie dell’inconscio e le sue nefaste conseguenze: i Mantra
Italiani. Attraverso l’uso di tre espressioni popolari tipiche del linguaggio comune, elevate al rango
di mantra, si guida il lettore in un paradossale ma autentico percorso di risveglio della coscienza.

Il primo è il Mantra del Distacco: Macchissenefrega!
Non si tratta di menefreghismo, ci tiene a precisare l’autore, ma di un grimaldello capace di
scardinare le idee, i pregiudizi e i modi di fare che abbiamo ereditato, e tutte le cose in cui siamo
stati costretti a credere e che ci hanno allontanato da noi stessi. La realizzazione della verità, si
sostiene, non accade mai in uno estato di sforzo ma in uno stato di assoluto rilassamento, perché,
tutto ciò che gli umani stanno cercando, lo hanno sempre avuto; hanno solo perso la capacità di
vederlo. Da qui l’importanza di questo primo mantra. Pregando Macchissenefrega!…
Macchissenefrega!… Macchissenefrega!…- assicura Cocozza – una deliziosa sensazione di pace e
rilassamento scenderà su di te permettendoti di realizzare quello che non hai mai perso e da
sempre aspetta di ritornare alla luce.
Il secondo é il Mantra della Purificazione: Mavaffanculo!
Qui Peppino Cocozza con la sua “raffinata poesia” spiega che per prepararci all’incontro con il
divino è necessario lasciare andare tutto ciò che ci trasciniamo del nostro passato: la rabbia, il
dolore, la frustrazione… e tutto ciò che abbiamo accumulato lungo la vita. “E quale forma più
efficace e divertente di farlo – vaticina il Virgilio di questo viaggio – se non recitare con tutta la
passione religiosa: Mavaffanculo!… Mavaffanculo!… Mavaffanculo!…?
Il terzo è Santo Mantra della Disidentificazione: Non Sono Cazzi Miei.
Qui fra una battuta e un’esagerazione si affronta uno dei passaggi più ardui nella comprensione del
viaggio verso il risveglio della coscienza. Con argomenti “inconfutabili” si spiega che
l’identificazione é il vero veleno che affligge la coscienza umana, e che dal punto di vista
esistenziale noi non siamo nessuna delle cose che pensiamo di essere. Quelli che tu consideri
problemi – ammonisce Peppino Cocozza – sono semplicemente l’effetto di un’identificazione con
qualcosa che non sei… e che perciò: non sono cazzi tuoi.